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STORIA DELL’ODONTOIATRIA 

a cura di:

Di Ficcio Luigi, Gualandi Giulio,Valentini Giuseppe

 
 
 
 
 

STORIA DELL’ODONTOIATRIA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Heisi-Re, "Capo dei dentisti e dei medici",

era un medico egiziano del 3000 circa a.C. specializzato in odontoiatria,

che visse durante il regno di Zoser.

 Tratta da Storia illustrata della Odontoiatria di Malvin E. Ring, 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Bassorilievo proveniente dal tempio di Bharhut, un artista

del secondo secolo a.C. ha raffigurato un elefante che tira

un cavo per estrarre il dente di un gigante.

Una scimmia stimola l'elefante mordendogli la coda

ed altre scimmie guardano la scena con interesse.

Indian Museum, Calcutta 

ODONTOIATRIA NELL’ANTICHITA 

ODONTOIATRIA DAL ’400 AL ’800 

ODONTOIATRIA NELL’ETA’ MODERNA 

CURIOSITA’

 
 
 
 
 

ODONTOIATRIA NELL’ANTICHITA’ 

La Storia dell’Odontoiatria nell’antichità non puo essere tracciata separatamente, poiche è interconnessa con lo sviluppo della scienza medica. Però nell’antichità erano magia e religione ad avere il compito di spiegare e guarire i mali dell’uomo, di conseguenza queste antiche credenze magiche, il folklore, i pregiudizi e le superstizioni rallentarono il progresso dell’odontoiatria.

 
 
 
 
 

EGITTO E MESOPOTAMIA 

Nelle civiltà Egiziana e Babilonese (IV e V sec. A.C.), il mal di denti era ritenuto un segno dell’ira divina e il sollievo poteva essere ottenuto tramite preghiere e “incantesimi”. Lo storico greco Erodoto scrisse che l’Egitto era pieno di specialisti delle varie branche mediche inclusa l’odontoiatria, tuttavia gli Egittologi non sono stati capaci di trovare prove di effettivo lavoro odontoiatrico sui crani rinvenuti. Altri esperti affermano che nella civiltà Assira fosse regolarmente praticata l’estrazione dei denti eche ci fossero teorie su come curare una mandibola slogata. 

Questa incisione sulle mura del tempio di Tolomeo (304-30 a.C.),

a Kom Ombo, proprio a nord di Assuan, mostra molti strumenti chirurgici,

tra cui bisturi e pinze di vario tipo.

 
 
 
 
 

GRECI ETRUSCHI E ROMANI 

Quando i Greci teorizzavano sui problemi dentali, gli etruschi erano più pratici e avevano abili dentisti. Addirittura nel 700 A.C. erano capaci di operazioni dentistiche eccezionali; sono state infatti rinvenute parti di dentiere in alcune tombe etrusche. Larghe bande di puro oro alle quali erano incastonati denti finti erano saldate insieme per adattarsi ai denti naturali e rimpiazzare quelli mancanti. A Roma la Legge delle Dodici Tavole impediva che si seppellissero cadaveri con dell’oro ad eccezione di quei corpi che presentavano questa primitiva dentiera. Questa tecnica non fu più utilizzata fino al  XIX sec. A causa della degradazione della cultura dopo la caduta dell’Impero Romano. 

Quando in un bambino il dente permanente spunta prima che il dente da latte cada è necessario dissecare la gengiva tutt'intorno a quest'ultimo ed estrarlo; l'altro dente deve essere spinto con le dita, giorno dopo giorno, verso il posto precedentemente occupato dal deciduo; ciò deve essere continuato finché non ha raggiunto la corretta posizione” 

la radice di un dente caduco produce un nuovo dente nei bambini, e di solito il secondo spinge fuori il primo”

(Aulo Cornelio Celso nel I secolo d.C.)  

 
 
 
 
 

Nonostante l’avanzamento delle scienze la superstizione e la magia restarono comunque radicate. Per molti anni infatti il principale libro scientifico fu il “De Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio ricchissimo di cure assurde. Tuttavia vi furono sporadiche scoperte anatomiche importanti: il greco Galeno fu il primo a parlare di nervi nei denti e il persiano Rhazes scrisse un trattato su come otturare le cavità delle carie con il mastice. 
 

 
 
 
 
 

IL CONTRIBUTO ARABO 

La civiltà Araba, sviluppatasi mentre l’Europa attraversava l’oscurità del Medioevo, sviluppò notevolmente le proprie conoscenze mediche, in particolare l’Anestesiologia e la Chirurgia anche a livelli complessi. Abulcasis, un Arabo nato vicino Cordova in Spagna nell’XI secolo scrisse un trattato descrivendo estrazione,riduzione di fratture e la cura delle mandibole slogate.  

 
 
 
 
 

Leonardo da Vinci (1452-1519) 

Nei suoi disegni nei "Quaderni di Anatomia", circa un migliaio, in 119 fogli che sono conservati nella biblioteca del Castello Reale di Windsor, esiste la testimonianza del suo grande livello artistico e scientifico. Con riferimento alla bocca vi si legge di una formazione anatomica così definita "....vacuo dell'osso sostenitore o armatura della guancia" che successivamente venne descritto dall'inglese Nathaniel Highmore (1613-1684) e ne prese il suo nome. A proposito dei denti scriveva: " ...i sei mascellari di sopra hanno tre radici ciascuna: -due radici fuori della mascella, una dentro....... i due ultimi nascono in 2-4 anni circa. Seguono quattro denti mascellari di due radici ciascuna, una dentro e l'altra di fuori; poi seguitano le due maestre (canini) -con una sola radice e dinanzi sono i quattro denti che tagliano ed hanno una sola radice. La mascella di sotto ha sedici denti, come sopra; i mascellari, però hanno solo due radici; gli altri denti sono come quelli di sopra, il dente 2 ferma la preda negli animali, il 4 taglia, il 6 macina"

Con riferimento al seno mascellare Leonardo pensava che contenesse un liquido, nutriente per le radici dei denti. In rapporto alla cavità orale scriveva " le due mandibole son nate nella parte opposta della base della lingua ad uso di due piumaccoli, interposti infra l'osso della mascella e la base della lingua, affinché, da un lato riceva l'inglobatura laterale della parte convessa, che si genera nella lingua quando si piega; dalla parte convessa possa nettare dal cibo (l'angolo) della mascella intorno alla parte laterale della base della lingua...." dimostrò inoltre che il diametro verticale della faccia equivale ad un ottavo della statura.

 
 
 
 
 

Ai primi del '700, molti "dentisti" sono trafficanti ed imbroglioni che girano di paese in paese, accompagnati da banditori con trombette e tamburi, seguendo fiere, mercati e feste, spesso esibendosi su palchetti simili a quelli delle piccole compagnie teatrali o addirittura condividendo il palcoscenico con queste: personaggi strani, che si autodefinivano maestri "dentisti". Talvolta ricorrevano infatti a vere e proprie sceneggiate, simulando con finti pazienti (che erano infatti attori) finte cure ed estrazioni indolori, utilizzando sangue di pollo per far credere di eseguire interventi cruentissimi, dai quali i pazienti uscivano prodigiosamente sorridenti ed in perfetta forma. Questi "dentisti" vendevano poi anche ogni sorta di intrugli e pozioni dai nomi misteriosi (Elisir della Mecca, Polvere Narcotica e Stupefacente, etc) promettendo miracolosi effetti sui dolori di denti ed anche su altre affezioni. Qualche "dentista" piu' fortunato o affermato esercita la sua attivita' in uno studio fisso. Lo "studio odontoiatrico" parigino ha un aspetto molto distinto: alla "reception" un servitore, spesso di colore, vestito d'oro e di rosso, ha le funzioni dell'odierna segretaria e accoglie i pazienti; in "sala di attesa" ci sono numerose vetrinette che contengono ogni sorta di "trofei": denti estratti, crani umani e di varie specie di animali, gusci di tartaruga; c'e' una curiosa e ricorrente presenza negli "studi odontoiatrici" di quel periodo: un coccodrillo impagliato pendeva spesso dal soffitto dello "studio", come testimoniano molti dipinti e stampe dell'epoca.Il "Dentista" italiano veste per lo piu' una larga casacca decorata, che spesso e' una sorta di vestaglia da camera; sotto alla casacca porta spesso delle abbondanti mutande alla greca: e' uno strano e caratteristico abbigliamento (quasi una divisa), che solo verso la fine del 1800 sara' sostituito con una veste in tessuto alpaca nero o da un vero e proprio abito. Il camice e' ancora lontano. La deontologia non vieta a questi "dentisti" di farsi pubblicita' con targhe sui balconi o per mezzo dei giornali; con gran magnanimita' e a proprie spese utilizzano carrozze, ovviamente a cavalli, precorrendo taxi e mototaxi odierni, per accompagnare i pazienti a casa e in studio o per consegnare le protesi a domicilio.

 
 
 
 
 

Pierre Fauchard  

Pubblica "Le chirurgien dentiste" definibile come il primo trattato scientifico su tale materia. I suoi studi microscopici dimostrarono come inesistente quell'agente patogeno fino ad allora chiamato il "verme nei denti" e molte procedure tecnico operative per la conservativa e la protesi. In pedodonzia affermava falsa la convinzione popolare che i denti di latte non avessero radici:"Le radici dei denti da latte subiscono graduale usura quando i denti permanenti sono sul punto di erompere comunque se uno o più denti da latte vengono estratti prima del periodo in cui cadrebbero naturalmente le loro radici sono lunghe e altrettanto forti quanto quelle dei denti permanenti". Inoltre riteneva che non dovessero essere estratti i denti di latte se non in casi di assoluta necessità ed avvertiva: gli alveoli dei mascellari infantili sono deboli mentre le radici dei denti decidui sono a volte più stabili e solide di quanto si creda, per cui estraendo un dente da latte si rischia di danneggiare l'alveolo e addirittura di strappare una parte insieme al dente, per non parlare del pericolo di danneggiare o distruggere il germe del permanente che sta al di sotto, inoltre ci sono a volte denti decidui che non cadono e non vengono rinnovati. Si deve quindi fare a meno di togliere i denti dei bambini il più a lungo possibile, a meno che non siano mobili. Fauchard fu anche un ortodontista, anzi forse il primo di cui ci siano pervenute notizie certe anche se egli stesso racconta di aver appreso alcune tecniche ortodontiche da altri. Due furono le modalità operative: una rapida detta "dei fili" ed una ultrarapida che descriveva orgogliosamente così: "Molti anni fa la moglie di G.Gossot revisore dei conti, mi mandò chiamare per esaminare i denti di sua figlia allora dodicenne. Trovai che l' incisivo laterale del lato sinistro del mascellare superiore si inclinava verso il palato, in modo da costituire una vera e propria deformità.  
Usando una lima cominciai a separare il dente da quelli vicini che lo comprimevano, diminuendo leggermente lo spazio che avrebbe dovuto occupare. Ciò fatto lussai il dente con il pellicano (strumento da lui inventato n.d.r.) mettendolo in posizione naturale con grande stupore della madre e delle altre persone presenti. Appena ebbi ridotto il dente alla posizione normale, lo fissai a quelli in fianco con un filo comune, che lasciai otto giorni; durante quel periodo feci risciacquare la bocca alla ragazzina 4 o 5 volte al giorno con un collutorio astringente. Quando il dente avesse riacquistato solidità, non si sarebbe mai sospettato che era stato fuori della posizione naturale"
. Nel 1723 Fauchard descrisse un dispositivo ortodontico formato da una banda di striscia a forma di arco ideale che veniva collegato ai denti mediante legature metalliche o di fibra vegetale. Possiamo considerarlo come il primo arco d'espansione della storia dell'ortodonzia.

 
 
 
 
 

Fabrici d'Acquapendente (1537-1619) si dedicò invece alla chirurgia maxillo-facciale realizzando addirittura degli otturatori per le fessurazioni congenite del palato, estraeva denti sovrannumerari ed eliminava punti di contatto prematuri con la lima. 
Pochi anni dopo nel 1707 Bartolomeo Eustachi pubblicava il "Libellus de dentibus" nel quale si tentò per la prima volta una classificazione delle anomalie, distinguendole in dentarie, mascellari e alveolari.Nel Settecento nasce in Francia l'odontoiatria scientifica: nel secolo dei lumi.

Altro luminare dell'odontoiatria di quel periodo è certamente Robert Bunon che condusse una vera e propria crociata contro l'ignoranza e le false credenze dell'epoca. Tra le altre cose si occupò di prevenzione, igiene, e della fase di passaggio fra le due dentizioni, e parlando di denti decidui sosteneva la necessità di estrarre elementi troppo compromessi per non "infettare e guastare" i permanenti. Bernard Bourdet dentista alla corte di Francia pubblicò nel 1757 un trattato nel quale si riprendeva quanto riportato da Fauchard migliorandolo ed ampliandolo, infatti preferì l'oro all'argento per la realizzazione delle strisce: "Per mettere i denti superiori nella loro posizione anteriore e per spostare indietro quelli inferiori vanno fatte due strisce semicircolari che circondano i denti dal secondo molare su un lato fino allo stesso dente sull'altro ".

Sempre in Inghilterra il Professor John Hunter (1728-1793) anatomo patologo di fama, si occupò anche dell' apparato stomatognatico ipotizzando tra l'altro nel suo trattato "The natural history of the human teeth" che la calcificazione del germe dentario fosse provocata dalla secrezione, da parte dell'organismo di liquidi particolari, simili, al tartaro.

C.F. Delabarre (1777-1862) intravide in questa scienza obiettivi e finalità ancora non considerate, infatti scrisse: "Se la sistemazione e la regolarità dei denti danno grazia alla fisionomia essi sono ancora più importanti dal punto di vista della salute.Quando c'è una simmetria dei due circoli dentali, essi cadono perfettamente l'uno sopra l'altro, e la masticazione viene facilmente eseguita". Fu un attento osservatore e tentò una prima classificazione delle anomalie nonché delle cause che le originano. Introdusse una nuova terminologia che è rimasta ancor oggi ed in particolare i concetti di "overbite" "underbite" "edge-to-edge" e "cross-bite".

 
 
 
 
 

BREVE CRONOLOGIA DI EVENTI IMPORTANTI 

 
 
 
 
 

ODONTOIATRIA NELL’ETA’ MODERNA 

Thomas Bell (1792-1880) nella sua opera "The Anatomy, Physiology, and Diseases of the Teeth" distinse le irregolarità della dentatura dell'adulto in temporanee e permanenti, attribuì il loro instaurarsi a cause diverse, come la mancanza di simultaneità tra caduta dei decidui ed eruzione dei permanenti."L'irregolarità che sotto un punto di vista pratico, può riferirsi solo ai denti può essere considerata sia temporanea che permanente. Ci sono due tipi di irregolarità temporanee: - la prima e dovuta a mancanza di simultaneità tra la perdita dei denti decidui e la crescita dei permanenti, per cui questi ultimi sono premuti in posizione innaturale e fuoriescono dalle gengive davanti o dietro ai primi; la seconda deriva dalla differenza di grandezza tra gli incisivi e i cuspidati temporanei e permanenti ed è conseguentemente superata con la perdita dei molari caduchi e la sostituzione dei premolari che sono più piccoli e creano sufficiente spazio sul davanti della bocca. L'irregolarità permanente deriva invece dalla mancanza di esatta proporzione tra l'ampiezza dell'arcata mascellare e la misura dei denti permanenti"
Osservo anche che il confine tra i due tipi di anomalie non era troppo netto perché una irregolarità temporanea poteva trasformarsi in permanente se il dente malposto era costretto per troppo tempo nella posizione errata. Bell si oppose anche all'estrazione precoce dei decidui ritenendoli giustamente importanti nell'accrescimento: "Quando i denti decidui diventano mobili, i permanenti, nel corso naturale della permuta, sono pronti a sostituirsi a quelli e cosi viene mantenuta la forma corretta del mascellare; ma se i decidui vengono tolti prima che i permanenti siano pronti a spuntare, si perde il supporto dei processi alveolari, l'arco del mascellare si contrae e quindi, quando i denti permanenti sono completati, non hanno spazio per sistemarsi nella corretta posizione. Allora l'operazione compiuta per prevenire l'irregolarità, diventa la causa di essa e nella sua forma peggiore, producendo una grossa mancanza di armonia tra la misura dei denti e quella del mascellare". Fu anche in grado di proporre criteri per una diagnosi differenziale fra i casi di pseudo-affollamento e quelli di vera e propria sproporzione dento-mascellare.                           Inoltre propose la sua versione modificata della "striscia" di Fauchard ed i "blocchi di avorio" di Fox sostituendoli con una "barra di bronzo" stampata secondo l'andamento della serie dei denti. 
W. IMRIE si preoccupò per primo di fare comprendere le cause delle malocclusioni ed i possibili rimedi ai genitori ed infatti intitolò la sua opera: "Parents dental guide": ...sono dovute alla mancanza di sviluppo dell'osso mascellare, all'abitudine di succhiarsi il pollice, all'insieme di modi artificiali di vita introdotti dalla civiltà: fatti questi tutti tendenti ad alterare lo sviluppo delle ossa.

 
 
 
 
 

Il 1800 ed il contributo americano 

1839: nasce il primo giornale interamente dedicato all' Odontoiatria "The American Journal of Dental Science". Nel 1840 nacque a Baltimora il College of Dental Surgery, la prima scuola nel mondo fondata per dare un corso regolare e sistematico all'insegnamento della chirurgia dentistica. Nascevano i primi D.D.S. (Doctor of Dental Surgery) ovvero i primi odontoiatri. 
Di questi anni anche l'invenzione della vulcanizzazione del caucciù che fornì l'ortodonzia di un nuovo materiale, insostituibile per elasticità e plasticità. Ed è esattamente nel 1839 che per la prima volta si userà il termine Ortodonzia. Lefoulon ritenne opportuno battezzare questa scienza per dargli un identità descrivendone le potenzialità in questo modo: "Ne la volta palatina, ne tantomeno le arcate dentarie sono immodificabili nelle loro misure come si è ritenuto per molto tempo....".

 
 
 
 
 

Nel 1841 P.J. Lefoulon nel "Nouveau traitè theorique et practique sur l'art du dentiste" scrive :"L'esperienza quotidiana dimostra che i denti che all'inizio sono irregolari in misura minima, si raddrizzano spontaneamente, con l'allargarsi dell'arcata, spesso sono tolti precipitosamente i caduchi, e spesso si cade nell'errore opposto di lasciarli fino a dopo che i permanenti sono comparsi....... Un'altra causa è la pessima abitudine di succhiarsi il pollice; e anche la ripetuta azione della lingua nel pronunciare le consonanti linguali, in cui quell'organo batte contro i denti anteriori superiori e può spingerli in avanti. Ciò produce un'apertura anteriore dell'arcata superiore. Questa deformità si riscontra spesso negli inglesi, e risulta dalla pronuncia frequente delle consonanti linguali ........Riteniamo che i dentisti abbiano operato male nel compimento delle operazioni atte a sistemare i denti. Essi hanno ignorato che l'espressione del volto dipende soprattutto dal modo in cui si attua la seconda dentizione. Quando a causa dell'ignoranza hanno permesso che i mascellari si affollassero di denti sovrapposti, che la volta del palato si espandesse a forma di cupola e che la dentatura attivasse su se stessa una contrazione, sono loro i responsabili del conformarsi di quei mascellari allungati, e di quei volti appuntiti che sono così grotteschi e spiacevoli. Né questo è l'unico danno. Se la persona afflitta da contrazione dell'arco palatale, parla in pubblico, la sua voce è indistinta, la pronuncia difficile". Costruì apparecchiature innovative ed originali come un arco elastico in oro per espandere l' arcata ed evitare così le estrazioni dei premolari alle quali ricorreva con prudenza. Per eliminare alcune semplici irregolarità dentali nei bambini insegnava ad applicare una forza costante e ben diretta richiedendo la massima collaborazione al paziente.

 
 
 
 
 

J.M.Alexis Schange nella sua opera "Précis sur redressment des dents" edita nel 1841 distinse quattro tipi di irregolarità:

Questo autore era contrario alla limatura degli elementi e all'estrazione degli elementi

in quanto forniva uno spazio eccessivo in arcata, mentre si dichiarava favorevole all'ingrandimento dell'arcata. Proprio con tale finalità realizzò molti apparecchi, per esempio per riportare gli elementi protrusi nella giusta posizione utilizzò una legatura in seta, lino, oro o platino ancorandola ai molari dell'altra metà del mascellare. Utilizzava anche un arco esterno ausiliario agganciato o mediante legature o con viti di pressione. Per correggere la protrusione dentale soprattutto in pazienti giovani utilizzava una fascia elastica in gomma. Per curare "il mento sporgente" utilizzava la mentoniera, già introdotta da Kniesel (1535). Ideò un dispositivo a vite per muovere contemporaneamente gli incisivi verso l'interno ed i canini verso l'esterno, ma tale apparecchio non diede risultati soddisfacenti. Uno dei suoi maggior meriti consistette nel comprendere la necessità dell' ancoraggio posteriore ed infatti agganciava i suoi dispositivi ai molari posteriori con ganci in oro, inoltre a proposito della recidiva ortodontica scrisse: "E' sbagliato ritenere che una volta riportati i denti in posizione normale, il trattamento sia terminato. Essi vanno mantenuti in quel posto per molto tempo dopo la cura, per acquistare stabilità, specie se questa cura è stata lunga.

 
 
 
 
 

George Carabelli (1784-1852) nel suo trattato "Systematische Handbuch der Zahnheilkunde"  (Vienna 1844) propose una classificazione delle malocclusioni principalmente basata sul rapporto incisale e distinta in otto categorie: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il Carabelli si disse favorevole alla conservazione degli elementi decidui perchè riteneva che se il tempo intercorrente tra l'avulsione del deciduo e l'eruzione del permanente fosse stato troppo alto, l'osso sovrastante, impedisse l'eruzione dell'elemento. Costruì numerosi dispositivi ortodontici piuttosto elaborati per la correzione delle malocclusioni. 

Morso testa-testa 

Mordex rectus 

Morso aperto 

Mordex apertus 

Morso retratto 

Mordex retrorsus 

Morso sporgente 

Mordex prorsus 

Bocca senile (senza denti) 

Os senilis 

Morso senile 

Mordex senilis 

Morso incrociato 

Mordex tortuosus 

Morso normale 

Mordex normalis

 
 
 
 
 

Amos Westcott (1815-1873) Westcott fu inventore di molti dispositivi, alcuni dei quali per eccessiva complessità non ebbero molto successo ed anzi vennero duramente criticati da Angle. Volle lasciare per scritto dei consigli ai futuri ortodontisti affinchè seguendo la giusta metodologia potessero intraprendere giusti trattamenti:

1) Non iniziate mai a regolare i denti, finché non sono caduti tutti quelli da latte e i secondi sono al loro posto. Non intendo negare che si possono correggere delle irregolarità con opportune estrazioni o altro.

2) Quando si presenta un caso in cui l'operazione va iniziata, chiedetevi: sono consapevoli il paziente, genitore o tutore, dell'importanza di tale operazione, sì da affidarsi completamente a voi e in seguito ripagarvi per la vostra abilità? Se rispondete si ad ambedue le domande, iniziate pure, ma se siete incerto, specialmente sulla prima, lasciate perdere.

3) Se decidete di intraprendere l' operazione, prendete i calchi di ambedue i mascellari, e dei due insieme, o impronta in articolazione; e prima di rivedere il paziente o preparare l'apparecchio, studiateli attentamente e arrivate ad una decisione definitiva prima di fare il primo passo sul paziente.

4) Stabilite il prezzo prima di iniziare; se potete, chiedete metà in anticipo (il che garantisce costanza e puntualità); chiedete un prezzo alto, cui mantenervi sia che si riveli perdita o guadagno. Non abbassate mai il prezzo perchè avete paura di non riuscire.

5) Prendete in considerazione la costituzione e la salute del paziente. Se è debole o in cattiva salute, confermate l'irregolarità e lasciate perdere.

6) Non scoraggiatevi mai per un fallimento"

 

       L'introduzione del caucciù nella tecnica ortodontica si deve al francese M.P.A GRANDHOMME. Egli illustrò il suo procedimento che consisteva nel ricavare delle strisce di caucciù di giusto spessore e nel posizionarle tra i denti già preparati e incappucciati con cappette ricavate da denti di ippopotamo.

      Il concetto di apparecchio rimovibile venne introdotto da J.S.WARE per la sua facilità nella pulizia e la praticità. In un articolo pubblicato sul New York Dental Recorder nel 1848 intitolato "Regulating children's teeth".

 
 
 
 
 

 
 

BREVE CRONOLOGIA DI EVENTI IMPORTANTI

 
 
 
 
 

CURIOSITA’ 

FRA ORSENIGO 

DENTISTI DI 9000 ANNI FA 

EVOLUZIONE DEGLI STRUMENTI

 
 
 
 
 

La storia di Fra Orsenigo dell'Isola Tiberina, il dentista più famoso di Roma 

     Tutta Roma con le guance gonfie per il mal di denti ricorreva alla pinza di Fra Orsenigo ai "Bonfratelli" dell'Isola Tiberina. Ma più che una pinza era una tenaglia fatta da quelle manone della potenza di una binda. "Apri la bocca!" E per incantamento dolore e dente spariti. Passo passo la fila della via crucis cominciava da Monte Savello per arrivare sputazzante al Santuario del frate che s'apriva con una porta a vetri a fianco della chiesa davanti a quella che oggi è la trattoria della Sora Lella. 
 
       Ma chi era questa leggenda romana della carità ignorata dalla "cultura" capitolina senza una strada, una targa, questo cavadenti caro al popolo come una fotografia di famiglia? Si chiama Giovanni Battista Orsenigo, è nato a Pusiano (Como) nel 1837, ha fatto la terza elementare ed è figlio di macellaio. All'ordine si presenta con 39 libri e 12 ferri per denti. Prenderà poi l'abilitazione all'Università di Roma. Molti personaggi dell'epoca ricorrono alle sue tenaglie che in alcuni casi sono il pollice e l'indice. Sfilano i denti sconquassati di Giolitti, di Crispi, di Ruggero Bonghi di Carducci quando era ospite dell'editore Angiolino Sommaruga in via Due Macelli, va al Quirinale al dolente richiamo della regal bocca della Regina Margherita, a Leone XIII senza che se ne accorga, porta via un molare. Così pure alla divina cantante Adelina Patti. 
 
      Quando va in Vaticano per la piorrea di un Monsignore, Pio IX lo vuol conoscere gli dice che anche lui vorrebbe aver bisogno del suo tocco fatato ma, che peccato, i denti non ce l'ha più

.  
      Non chiedeva soldi ma, volentieri accettava oboli per i suoi poveri. 
Calcolava di aver estirpato due milioni di denti che, conservava e mostrava compiaciuto in tre enormi casse. Racimolò un consistente capitale con il quale edificava in Nettuno un sanatorio per i poveri nel 1896, dove sarebbe morta Santa Maria Goretti. Lo trovarono senza vita nella sua cella il 14 luglio 1904 all'età di 67 anni, con tutti e trentadue denti in bocca e in ottimo stato.

 
 
 
 
 

L’ EVOLUZIONE DELLO STRUMENTARIO CHIRURGICO  

Le conoscenze chirurgiche del XIV secolo, rapportate alle cognizioni anatomiche del tempo, consentirono, con molte limitazioni, di affrontare la patologia chirurgica odontoiatrica con metodiche la cui caratterizzazione è legata allo sviluppo dello strumentario adottato. 
Lo strumentario che si utilizzò nel XV secolo trova le sue origini nella cultura medica araba, indiana e, forse, greco-romana, anche se i rarissimi esemplari di ferri di quest'ultima a noi pervenuti non possono essere sempre attribuiti alla chirurgia odontoiatrica. Si può ipotizzare che alcuni di questi abbiano avuto più funzioni: la "rizagra" ad esempio, pinza per radici, era anche probabilmente usata per l'estrazione di frecce o di punte metalliche.

L'intervento odontoiatrico era rappresentato, per la quasi totalità dei casi, da estrazioni; più raramente da evacuazione di raccolte settiche. Di conseguenza, per circa cinque secoli, i ferri che dominarono e illustrarono l'evoluzione della chirurgia odontoiatrica furono pinze e leve per mobilizzare ed estrarre il dente, realizzati in gran numero attraverso i contributi e le successive modificazioni di più Autori, ognuno dei quali forse, cercò il pretesto per legare il proprio nome ad un ferro ed affidarlo così alla storia.  
 

Pellicano semplice del XVI secolo, tratto da Storia dell'odontoiatria, Ars Medica Antiqua, 1985. 

Levriero per estrazioni dentarie, tratto da Campani, Odontologia, 1786  

Meccanismo di funzionamento del levriero.

 
 
 
 
 

L'indirizzo perfezionista verso il quale ogni odontoiatra rivolgeva la propria attenzione, nella ricerca di uno strumentario che rispondesse sempre più alle esigenze della patologia dentaria, era infatti teso all'acquisizione di un ferro che consentisse di estrarre il dente integro, condizione raramente realizzata poiché il ferro produceva quasi sempre la frattura del dente. 
In contrasto con il progredire della conoscenza anatomica dentaria, per molti secoli la frattura della corona continuò ad essere la norma. Bisognerà attendere la metà del XIX secolo perché si giunga finalmente alla realizzazione di uno strumento, le cosiddette pinze "anatomiche", le cui branche, studiate nel rispetto dell'anatomia del dente, permettevano l'estrazione dell'elemento integro.

Tuttavia, a conferma del valore dello strumentano qui presentato, chiunque osservi antichi ferri può agevolmente riconoscere come questi si identifichino concettualmente con gli attuali e spesso nel principio che ha indotto l'adozione di una forma particolare. Fanno testo gli strumenti di P. Fauchard (1728), esaminando i quali ogni stomatoiatra è in condizione di indicarne l'uso. Il principio fu dunque molto ben intuito fin dall'inizio di quell'epoca che doveva aprire la strada alle successive realizzazioni. 
 
Estratto dal saggio di Roberto Mattei, tratto da "Storia della odontoiatria", Ars Medica Antiqua Editrice, 1985
 

Pinze e leve, tratto da Maury, Traité complet de l'art du dentiste, 1841. 

Posizionamento corretto della chiave inglese, tratto da Bourgery, 1841  

Chiavi inglesi dell'inizio del XIX secolo. 

'Rompinocciole', secoli XVII e XVIII, tratto da Storia dell'odontoiatria, Ars Medica Antiqua, 1985